 |
Si ringrazia:
BAYER
BRISTOL MYERS SQUIBB
BOEHRINGER INGELHEIM
CARDIOMEDICA
GRUPPO SANOFI-AVENTIS
LABORATORI GUIDOTTI
MENARINI
NEOPHARMED
PFIZER
TOSHIBA MEDICAL SYSTEMS
|
 |
STROKE2008
Conferenza Nazionale sull'Ictus Cerebrale
Firenze, 14-15 febbraio 2008
Razionale
Cumulando i dati disponibili, ogni anno, negli Stati Uniti e in Europa Occidentale vi sono circa 1,75 milioni di nuovi casi di ictus ischemico. L’ictus (sia ischemico, sia emorragico) è la causa del 27-30% annuo di tutte le morti in questi paesi e la maggioranza di questi ictus (circa l’85%) sono ischemici. In Italia si stima per il 2007 una incidenza di quasi 200.000 nuovi ictus, di cui circa il 20% decede nel primo mese successivo all'evento e circa il 30% sopravvive con esiti gravemente invalidanti. Dopo l’evento acuto, quindi, le conseguenze dell’ictus possono persistere a lungo per tutta la vita in molti casi in una elevata quota di pazienti, con un costo veramente importante tanto per il singolo individuo ed i suoi familiari, tanto per l’intera società. Dato che la maggior parte dei pazienti con ictus sono anziani e considerando la relazione diretta tra l’età e l’incidenza di ictus, il rapido invecchiamento della popolazione dei paesi industrializzati porterà ad un numero sempre più elevato di pazienti che, nei prossimi decenni, richiederanno terapie acute e a lungo termine. L’ictus ischemico, nella sua fase acuta, ha ancora una mortalità elevata ma la gestione della malattia, anche in Italia, sta rapidamente cambiando sia perché sempre più frequentemente il paziente con ictus viene indirizzato verso strutture con elevata specializzazione (Stroke Unit o comunque unità specializzate nel trattamento dell’ictus acuto), sia perché nella classe medica e anche nella popolazione generale sta aumentando la consapevolezza e l’importanza di una adeguata prevenzione. Se la terapia della fase acuta è decisiva nel ridurre la mortalità e la morbosità precoce, è in corso in parallelo uno straordinario sforzo per identificare sempre meglio il rischio sia di avere un primo ictus che di impedirne la manifestazione di successivi al paziente che, purtroppo lo ha già sperimentato. La terapia della fase acuta comunque, riveste un ruolo di grande attualità e le sue potenzialità di sviluppo anche nel nostro Paese sono notevoli. La diffusione in tal senso, della cultura scientifica e di una adeguata formazione, sono il veicolo migliore affinché si possa ridurre la mortalità e l’invalidità correlate alla malattia.
|
 |